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	<title>ITALIAEMAGAZINE.IT &#187; Teatro</title>
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	<description>Italia è...Magazine, i colori dell&#039;informazione - Il periodico di attualità, turismo e cultura di Costa Editore</description>
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		<title>Sueno dulce e cruel</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 10:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Garrisi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<description><![CDATA[I monologhi del Tango
dalla Rubrica &#8220;Teatro&#8221; di Paola Federici Bidinelli
RICORDO
Ogni sera ti aspetto come sempre. Le notti insonni sono necessarie per raccogliere di noi quello che resta dopo ogni delirio. Nell&#8217;angolo oscuro da dove osservo me stesso mi pare di cogliere frammenti del tuo corpo, come lingue setose di gabbianelle che si infrangono nel mare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>I monologhi del Tango</h3>
<p><strong>dalla Rubrica &#8220;Teatro&#8221; di Paola Federici Bidinelli</strong></p>
<p>RICORDO<br />
Ogni sera ti aspetto come sempre. Le notti insonni sono necessarie per raccogliere di noi quello che resta dopo ogni <a href="http://www.italiaemagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/tango_ballo_danza.jpg" rel="lightbox[1011]"><img class="alignright size-medium wp-image-1012" title="tango_ballo_danza" src="http://www.italiaemagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/tango_ballo_danza-300x222.jpg" alt="tango_ballo_danza" width="300" height="222" /></a>delirio. Nell&#8217;angolo oscuro da dove osservo me stesso mi pare di cogliere frammenti del tuo corpo, come lingue setose di gabbianelle che si infrangono nel mare. Soffro il ricordo dei teneri baci sotto lo sguardo inquieto del cielo che ardeva a dismisura e mutava il tuo vestito di petali chiari in nudo paradiso. Se il tuo passo varcava le stanze della mia avidità, il volo delle tue ciglia riverse mi colmava di grazia e il segreto proteso delle tue carni abitava il mio sogno. E vacillavo alla polvere alzata dal silenzio dei gesti come intermezzo sconnesso divenuto bisbiglio. Frugata nel respiro insaziato, dilatata a invocare in mute preghiere il naufragio dei sensi che precede l’abbaglio, mi raccoglievi le mani tremanti che percorrevano spazi infuocati desiderosi di approdi. E dagli occhi le lacrime, come regine viventi, nascevano al giorno sperato dell’essere donna, feconda latitudine di morbidi lembi lacerati e pulsanti, regno di contrazioni e di gridi taciuti, di prigioni spezzate, di sangue celebrato a viva forza nelle vene. Ora dimmi, se affondo nel gesto sgranato del non averti in eterno, quale segno mi strema la mente a comporre parole eclissate in accordi di folgore e sinfonie di vapori? Con la pioggia negli occhi, questo solido vento mi trattiene nel petto l’urlo di te nell’universo ideato. Ora so che il mio perpetuo cercarti nella fissità dei giorni mi disperde in ipotetici forse, mi fa modulare con voce di perle e cristallo poesie mai più declamate, misure interrotte e gesti legati da corde di ore, mi fa ordire ricami di intemperie e trattenere indomabili malinconie in stanze di attesa. Ti vedo tra i rami contorti del gelso a sorprendermi ancora del tuo darti e negarti tacendo, tra le dita levate del ricordo che assale. Potessi nutrire, adesso, il rosario di questo cercarti quotidiano che più non regge l’attesa della tua identità! Potessi credere la sepolta carezza rinascere ancora di sublime tortura! Potessi volgere oltre il finito quella chiusa di luna che trapassa i tuoi seni!&#8230; Plasmare la sete di ascendere ai piedi di altari violati da egoistiche voglie!&#8230; Perdere il cuore in crocifissi di spine che pure mi danzano contro!&#8230; Calpestare il sagrato dei tuoi occhi che guardano i miei in questa pace tombale che avanza e scagliare con forza questa fame di parole contro muri di esilii brucianti, di battiti spenti, di odi inghiottite!<br />
Forse, posso dire di avere del tuo io ripetuto il richiamo struggente dei santi.</p>
<p><a href="mailto:paolafbidinelli@italiaemagazine.it">paolafbidinelli@italiaemagazine.it</a></p>
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		<title>Teatro di Parolazione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 10:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Garrisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre rubriche]]></category>
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		<description><![CDATA[di Paola F. Bidinelli
Vi rubo solo due minuti pagati a caro prezzo.
Che vi plagia o no, si dice che quando uno sta bene si capisce, anche un anno due anni prima, volendo. Sarà! Comunque, pur essendolo, non è il mio caso. Che si tratti di bassezza spirituale o di elevatezza carnale, chi può dirlo? Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Paola F. Bidinelli</strong></p>
<p>Vi rubo solo due minuti pagati a caro prezzo.<br />
Che vi plagia o no, si dice che quando uno sta bene si capisce, anche un anno due anni prima, volendo. Sarà! Comunque, pur essendolo, non è il mio caso. Che si tratti di bassezza spirituale o di elevatezza carnale, chi può dirlo? Mi dite invece che me ne faccio di un’inutile storia antiquato-coeva che mi si prende in giro da<strong><a href="http://www.italiaemagazine.it/wp-content/uploads/2009/02/picasso_autoritratto-1.jpg" rel="lightbox[213]"><img class="alignright size-medium wp-image-224" title="picasso_autoritratto-1" src="http://www.italiaemagazine.it/wp-content/uploads/2009/02/picasso_autoritratto-1-230x300.jpg" alt="picasso_autoritratto-1" width="230" height="300" /></a></strong> sé con le sue probabili inverosimiglianze sensatamente paradossali? Ma soprattutto, in fatto di opinioni, quali sono le regole inesorabili di indulgenza se poi non fanno che chiederti: Scusi, secondo lei qua, scusi, secondo lei là …? e sì che poi ti stanno veramente a fare finta di non sentire con interesse coinvolgentemente estraneo! Ma va va!<br />
Allora non ce la faccio più ed esplodo a salve: «Qualunqui!» e continuando a braccio amputato mi convinco fermamente indeciso che non è così come sono stra-sicuro che<br />
sia. Progetti per il futuro? Ah si, tanti! Piùdi uno sfumato prima ancora di pensarlo e più di un migliaio fregati sul tempo dagli zaraffoni di idee. Tela ragnata nel cervello, l’aggeggio ad alto contenuto di grigiore a questi gli funziona solo alla parola d’ordine dollars. Grossi tipi arancione-sottile imbrattati di inorganico brodo grasso primordiale sfilano sul tapis roulant dell’orologio a cucù tosco-cubano prototipo arrugginito di zecca rinvenuto nei mari tropicali del polo meridionale del semifreddo lato nord. E poi vengono qua a fare le domande. Sei decine di milioni e mezzo di figuri criptici in cerca d’orrore barocco, in stress di strass, accoppiàti a tre a tre, e accoppàti dal rimorso di non averne mai più. Bugiardi veritieri, buffi gravi, bruti miti, benigni ostili con tanto di plausi di becco sempre ermeticamente aperto. Tanto prima o poi toccherà a nessuno di avere una storia inesistente a portata di mano in formato super. Così, tanto per soldi che non vedrai mai. E le spese vive che devi uccidere per non averle più? dove te le metti se non sai quando?<br />
Esci dentro il volume piatto di una spirale ad andamento retto che non incontri mai facendoci un frontale. Ti cerchi disperatamente fiducioso le spalle e trovi di aver perso la testa perché non hai rinvenuto neanche la cervicale che facendoti malissimo fino ad ora ti garantiva almeno la presenza del teschio. Adesso ti fa male e basta, pur essendo sparita. E anche se bevi il vino migliore il tuo alito sa di tappo, se ti esponi al sole ti gratini, se vuoi proprio saperlo non te lo diranno mai, se usi il phon ti increspi i capelli, se mangi ti strozzi, se ridi ti soffochi, se agganci una gnocca, al dunque, ti puzzano i piedi, se ti fai la barba la lametta ti squaccia i foruncoli e tralascia i peli, se non vuoi sentire nessuno ti vengono le allucinazioni uditive, se corri cadi, se stai fermo qualcosa ti cade addosso, se paghi perdi la ricevuta e devi pagare di nuovo, se cerchi di non pensare il cervello ti esce dal naso sotto forma di muco appiccicoso e ti imbratta la faccia prendendoti a schiaffi, se ti sposi sei cornuto, se convivi pure e se rimani da solo ti auto-cornifichi sbattendo la testa contro la parete dove l’ariete imbalsamato, trofeo di quell’unica sfigatissima caccia grassa che mai più ripeterai visto che era una femmina incinta, rimorso! guardandoti molto, ma moltissimo storto, ti obbliga a farlo, al che lo fai schiacciato dai sensi di colpa.<br />
Ma soprattutto non ti rassegni di trascorrere le notti sempre più in bianco e di svegliarti al mattino sempre più nero.</p>
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