Giovani e società

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di Giulia Di Fulvio

INDECISI TRA ERASMUS O ESPATRIO: qual è la decisione dei ragazzi italiani?

Nella comune opinione che oggi circola in bocca a studiosi e gente comune, vedere posti nuovi è condizione imprescindibile per tutti quelli che vogliono costruirsi una mente più aperta e dinamica. Ma non solo. Altre correnti di pensiero non viaggiano per conoscere, ma viaggiano per scappare. Scappare da questo paese, dicono. Scappare da questa realtà. Perché non la meritiamo, quest’assurda storia italiana. Perché non ci gratifica e perché dovremmo un pò tirare la cinghia. E a nessuno questo piace. A questo proposito le antiche dicerie insegnano che “è molto semplice concedere, ma se si arriva a un momento in cui bisogna togliere, non ci si rende nemmeno conto quanto sia difficile farlo”.

In queste due scuole di pensiero si sviluppano due differenti ambizioni di vita che, utilizzando lo stesso mezzo, hanno però fini diversi. Ci sono alcuni che durante i loro studi decidono di avere un piccolo assaggio della vita all’estero e altri che pensano che non ne valga davvero più la pena, e decidono di andare via.

Parlando di studenti, l’interscambio culturale è molte volte quello Erasmus. Per darci anche solo un’idea approssimativa dell’importanza del movimento, le stime europee parlano di più di 213.000 studenti europei che hanno beneficiato di  queste borse nell’anno accademico 2009-10.  L’Erasmus è un integrale immergersi per sei o nove mesi  in un altro paese, in una nuova società, in abitudini completamente diverse. E’ qualcosa di interessante, di nuovo, di brillante, di curioso. Lo dico perché in questo momento ci sono anch’io a far parte di quel numero di ragazzi che hanno deciso di dare uno sguardo fuori la finestra di casa propria. Sono seduta davanti a un caffè spagnolo e a gente straniera, nelle aspirazioni impossibili di un’antropologa. Quando non si gioca in casa sono molte le comparazioni, i pensieri, le riflessioni e la nostra curiosità è sempre stimolata da nuove considerazioni.  Come tante altre persone, ho pensato che sarebbe stato utile e interessante mettersi in gioco. Guardare con i miei occhi e costruire un pensiero nuovo di zecca per una volta interamente con i miei, di neuroni. E magari tornare in Italia un pò cambiata, un pò migliorata, e perché no, con idee e spunti per fare di meglio.

Per altri invece le aspettative sono troppo magre e decidono di prendere la radicale via della partenza, stanchi dell’ocheggiare dei politici, stanchi dalle poche opportunità e della burocrazie, il tutto contornato da migliori aspettative. Che siano ingegneri, lavoratori, ragazzi qualsiasi questo poco importa. Pare quasi d’essere ritornati alla nostra storia del XX secolo quando tra il 1861 e il 1985 sono state registrate più di 29 milioni di partenze dall’Italia. Oggi è stato stimato dall’Anagrafe Italiani Residenti Estero (Aire) che 316.572 giovani non ancora quarantenni hanno lasciato il Paese tra il 2000 e il gennaio del 2010. Il flusso ufficiale è dunque pari a poco più di 30mila l’anno. Vari sondaggi indipendenti hanno però rivelato che nonostante l’iscrizione all’Aire sia obbligatoria, solo uno su due lo faccia realmente. Quel che è più preoccupante, per Confimprese Italia il 70% di loro sono laureati.

Perdiamo capitale umano e perdiamo il nostro paese. Ed è proprio qui che ognuno deve fare la propria scelta nel vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma la domanda principale, quella che si dovrebbe fare a prescindere, è: vogliamo ancora darci fiducia?

Fonti: www.europa.eu,   www.chiesacattolica.it , http://www.ilsole24ore.com

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Tags: Giovani e società, rubriche

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Inserito da Sandra Luna il 2 agosto 2012. Catalogato in Giovani e società, Le nostre rubriche. Puoi seguire tutti i commenti a questo articolo o qualsiasi traccia di esso attraverso gli RSS 2.0. Se vuoi, lascia un commento a questo articolo.

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