I Racconti della Luna

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Il VECCHIO.

di Sandra P. Luna

Se ne stava per ore seduto sulla poltrona di vimini nella veranda del retro della casa, a sorseggiare una bevanda, a far finta di leggere lo stesso giornale ormai lacero e, almeno in apparenza, ad osservare ciò che accadeva intorno. Ormai chi lo conosceva non ci faceva più caso. Era lì da anni, da sempre, era come se fosse invecchiato in veranda con il suo bastone nodoso sempre poggiato al suo fianco. Sua moglie era morta da tanto tempo a causa di una brutta malattia e lui non si era voluto più muovere da quella casa, anzi da quella veranda. Erano tutti lì i suoi ricordi, la sua lunga vita con Ester, la sua adorata Ester e non c’era alcun motivo per andarsene. I figli avevano provato a convincerlo a trasferirsi da loro, ma lui si era sempre opposto. Non voleva dar fastidio, ma questo non lo diceva. Era un vecchio burbero che ormai non aveva neanche più voglia di parlare e si limitava di solito a borbottare qualche parola insulsa e incomprensibile. I figli andavano da lui una volta alla settimana, ci restavano un’oretta e, alternandosi gli portavano la biancheria pulita e tutto l’occorrente per l’intera settimana. Lui a mò di “ringraziamento” si limitava ad un cenno della mano o, nei casi eccezionali ad uno pseudo grazie pronunciato tra i pochi denti rimasti. Era da tutti considerato un vecchio intrattabile, da non considerare, da lasciare perdere, tanto era questo che lui voleva. Se i vicini ormai non ci facevano più caso a lui, i ragazzini no, quelli erano i terribili, i “cattivi”. Si erano convinti che Salvatore fosse una specie di “lupo mannaro”, che nelle notti di luna piena si trasformava: le folte e bianche sopracciglie diventavano tutt’uno con la barba e i capelli, i denti si trasformavano in gialle zanne, le orecchie si appuntivano e si ricoprivano di lunghi peli neri e la bocca diventava un terribile muso appuntito. Insomma il vecchio diventava un mostro che in preda alla rabbia girava per il paese, bavando, ululando e cercando prede da divorare. Di giorno invece per i ragazzi, Salvatore era una facile preda da schernire. Lo beffeggiavano, lo insultavano e tiravano pietre alla veranda, poi facendo boccacce e ridendo a crepapelle si allontanavano imitando il presunto suo andare insicuro e curvato. Salvatore, che in realtà non usciva mai da casa, si alzava dalla poltrona, afferrava il bastone e lo agitava verso i ragazzi, inveendo e diventando paonazzo per la rabbia. Perché non lo lasciavano in pace? del resto lui non faceva del male a nessuno, chiedeva solo di starsene tranquillo nella sua veranda, nulla più. Antonio aveva 11 anni ed era arrivato con la sua famiglia da pochi mesi in paese. Era un ragazzino tranquillo, giocava nel giardino di casa quasi sempre da solo ed era in disparte anche a scuola. In realtà non era solo tranquillo e timido, era soprattutto triste. Il suo adorato nonno era andato in “paradiso”, così gli diceva sempre la mamma, e lui sentiva ogni giorno di più la sua mancanza. Era con nonno Giulio che faceva la merenda, che guardava la tv, che andava al parco, che leggeva un giornalino o che andava in palestra. Insomma dopo la scuola era con lui che stava e di colpo si era ritrovato tristemente da solo. Dal giardino della sua casa aveva scorto quel vecchio in veranda e nei giorni successivi, incuriosito nel vederlo sempre solo, aveva continuato ad asservare nella sua direzione. Anche senza conoscerlo, il ragazzino aveva cominciato a provare tenerezza per quell’anziano solo, continuamente preso in giro dai ragazi del vicinato. Gli ricordava, seppur per una vaga somiglianza, suo nonno e per questo non sopportava vederlo così malinconico. Anche Salvatore in realtà aveva notato il marmocchio curioso, ma non aveva osato chiamarlo, né attirare in qualche modo la sua attenzione. Fu Antonio a fare il primo timido passo e senza arrendersi all’indifferenza del vecchio, continuò a fare tentativi. Ebbe ragione: Salvatore finalmente un giorno come tanti gli rispose con un cenno della mano e un sorriso che seppur live gli illuminò il viso rugoso, ma soprattutto rischiarò e cambiò la vita ad entrambi.

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Tags: Racconti, rubriche

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Inserito da Sandra Luna il 2 agosto 2012. Catalogato in Le nostre rubriche, Racconti. Puoi seguire tutti i commenti a questo articolo o qualsiasi traccia di esso attraverso gli RSS 2.0. Se vuoi, lascia un commento a questo articolo.

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