Lezione di scrittura creativa

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ORE 17.30  di un triste e uggioso novembre. Questa è la quinta lezione del corso di scrittura creativa. Non riesco a capacitarmi di cio’ che mi sta succedendo, la mia immagine è riflessa in una delle finestra del palazzo della provincia, che volge su piazza Alfieri. Di fronte a me sguardi incuriositi aspettano in modo composto che io, Luca  il  proff. inizi la lezione. Sono visi indecifrabili, involucri di storie che vogliono essere raccontate, ma io sono inquieto. Continuo con nervosismo a guardare attraverso la vetrata, dove i  secolari platani sotto lo sguardo serio ed aristocratico di Vittorio Alfieri, stanno iniziando a perdere la loro folta chioma. Alcune foglie staccatesi dai rami, nel cadere a terra trasportate dal vento, disegnano strani arabeschi ed una  pioggia fitta inzuppa tutto e rende la giornata ancora più triste. E pensare che proprio oggi dovrebbe essere essere un giorno particolarmente bello… ma forse … è meglio se comincio dall’all’inizio. ORE 8.35 «Ciao Miranda, ci vediamo sabato ti porto a ballare». Miranda è la mia eterna fidanzata, so che sta organizzando una festa per il mio compleanno ma io la precederò e la stupirò. Le ho gia comperato l’anello di fidanzamento “Sìììììì….finalmente mi sono deciso… la Sposooo…”. Pimpante per la decisione presa, non semplice per uno scapolone incallito, esco di casa per andare alla stazione. Scendo le scale velocemente ma sento dietro di me il rumore di passi affrettati. Mi volto… nulla… ma i passi li sento ancora, ed assieme ad essi una sorta di respiro affannoso, quasi un rantolo. La strada  è completamente deserta e strano, guardo nei negozi, sono tutti aperti, ma … nessuna presenza, neanche quella dei commessi  che a quest’ora del mattino di solito sono in piena fibrillazzione lavorativa. All’improvviso noto su piazza Alfieri proprio sotto al monumento di Vittorio dove ”corrono il palio”, un capanello di gente imbacuccata in goffe tute blu,  visi e   corpi nascosti da indumenti ingombranti, i loro volti sono invisibili, niente occhi, bocca, naso. Tutti fermi, immobili che guardano qualche cosa che io non riesco a vedere sul terreno. Sono disorientato, ma cerco di non persarci troppo e corro alla stazione  dove con rammarico scopro che i treni sono tutti annullati. Sul gigantesco display «NNOOOO!!» e’ assurdo, leggo il mio nome “LUCA- LUCAAAAAA…”.  Solo il mio nome… scritto dappertutto  in continuo lampeggio in una stazione deserta. Ora  sì che incomincio ad essere inquieto e la mia ansia  esce allo scoperto. Preoccupato ma anche incuriosito, decido di tornare verso casa, ripassando in  piazza Alfieri. Noto con stupore che dove prima c’ erano gli uomini in tuta, ora c’è una grande cupola plastificata. Non c’è nessuno  all’esterno e quindi nessuno mi osserva. Mi avvicino lentamente, guardingo e, attraverso uno squarcio nel tendone  vedo un enorme buco da  cui  proviene  un sibilo metallico. Scappo impaurito, l’occhio mi cade sull’orologio che stranamente segna le ore 17. Sono stupito,  penso che possa essere rotto, ma anche il display del palazzo della provincia segna lo stesso orario. Mi chiedo come hanno fatto a passare quasi 10 ore senza che me ne accorgessi e cosa ho fatto per tutto questo tempo. Agitatissimo, corro a casa e cerco di telefonare alla Miranda, alla polizia, ai pompieri, ma il telefono non funziona e ricomincia a diluviare. Sono  stanco confuso mi butto sul letto e mi addormento all’istante. Non so quanto tempo è passato, mi accorgo che è notte fonda. Vedo dalla finestra la strada deserta inzuppata di pioggia, tuoni e lampi rendono la visione spettrale. Guardo meglio, noto un barbone seduto sul marciapiede, coperto da sacchetti di  plastica. Mi osserva, ha lo sguardo  allucinato, sembra voglia dirmi qualcosa. «Aiutoo! mi aiutiiii» gli urlo. Voglio chiamarlo… voglio capire… Mi sveglio confuso e disperato guardo l’ora, sono in ritardo per la mia  lezione. Corro in provincia, saletta azzurra e finalmente vedo i miei allievi… «Ohhhh ….cari  ragazzi… che sollievo vedervi!» esclamo con il cuore che mi si apre dalla gioia. Ma… che  succede? Mi  guardano come se fossi un marziano.Vorrei  confidarmi e spiegare loro ciò che sta succedendo ma… qualcosa mi blocca ed una scarica andrenalinica mi ghiaccia la schiena, li guardo meglio… sono seduti composti, attoniti sulle loro seggiole. Ci sono proprio tutti… c’è Renata, la signora dalla treccia e Germana, originale scrittrice da film d’azione, poi ci sono Lino e Giovanni, gli unici uomini scrittori del corso e poi… la seria Adriana,  silenziosa ed attenta e la bionda Rosanna, donna delicata e sensibile, che ha tanto da raccontare. Noto che sono tutti fermi, silenziosamente immobili, tanti occhi vitrei che mi fissano in maniera allucinata quasi mi scavassero nella mente. Inizio a sudare freddo, le gambe mi tremano… inconsciamente  cerco di prendere tempo scappando verso i servizi. E… corro… corro ma la porta mi sembra irraggiungibile, poi tutto svanisce in una nebbia densa e dolorosa. Non so quanto tempo è passato… mi ritrovo all’improvviso coricato  sul sofà nell’aula professori attorniato dai miei  corsisti.C’è anche il portiere, il presidente del corso e addirittura  il sindaco. La testa mi pulsa forte, mi guardano tutti, ma non più in modo sinistro, ora con affettuosa preoccupazione. «Come stai Luca? Ci hai fatto spaventare, dovresti fare più attenzione ai cartelli con la scritta “ATTENZIONE PAVIMENTO SCIVOLOSO”» aggiungono allarmati. Mi volto con apprensione verso la  vetrata e scorgo  la mia cara piazza Alfieri tranquilla  e soleggiata, con i platani centenari rigogliosi e forti e senza cupola e senza extraterrestri. Mi rendo conto che è stato solo un brutto incubo, dovuto alla botta, sono felice perchè ora è tutto finito. Finalmente mi rilasso e sorrido, anzi rido, rido dalla felicità, rido fragorosamente assieme a tutti i miei ragazzi, che mi abbracciano felici. Ed è proprio in quel preciso  momento che, indovinate un po? ma siiiii… arriva la mia Miranda con un’enorme torta al cioccolato e tante candeline accese: e tutti insieme,mi cantano in coro «TANTI AUGURI A TE …TANTI AUGURI A LUCA …» Ecco… la sorpresa  che  mi stava organizzando la mia eterna fidanzata ed io… che ho lasciato a casa l’anello di fidanzamento!

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Tags: licia braccini, Racconti

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Inserito da Paolo Garrisi il 29 settembre 2011. Catalogato in Le nostre rubriche, Racconti. Puoi seguire tutti i commenti a questo articolo o qualsiasi traccia di esso attraverso gli RSS 2.0. Se vuoi, lascia un commento a questo articolo.

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