Noi tre

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Quella domenica mattina c’era in casa una strana aria. Le ragazze non si trascinavano per le stanze sonnolenti e svogliate, in pigiama e ciabatte, non sembravano “zombi” come tutte le domeniche. Si erano anzi, alzate prestino, avevano fatto colazione ed erano già belle e vestite, pronte per fare chissà cosa. Francesca mi annunciò poco dopo che sarebbe andata al centro commerciale per curiosare un pò ma a pranzo sarebbe stata dei nostri. Mi accorsi che mentre me lo diceva, aveva rivolto uno sguardo al tempo stesso intimidatorio e supplichevole alla sorella, spuntata intanto dalla sua camera. Pensai che forse avevano avuto una discussione e con quello sguardo l’ammoniva di chisacché, ma l’aspetto supplichevole non combaciava con questo mio pensiero. Vivevamo a Monza noi tre da sole ormai da quando loro erano appena adolescenti. Ora le ragazze erano grandi, 23 anni Sabrina e 20 Francesca. La minore studiava Scienze delle Comunicazioni, facoltà per fortuna presente in città, mentre Sabrina, dopo un corso triennale in Economia e Commercio aveva molto caparbiamente cercato lavoro che aveva poi trovato, come contabile-tutto fare, presso una ditta di import-export. Per quanto riguarda me, ero finalmente riuscita a dare forma al mio sogno più grande: scrivere. Per mantenere la mia famiglia scrivevo articoli per quotidiani e in più avevo una rubrica fissa in un noto settimanale nazionale. Lavoravo da casa e ciò mi permetteva di portare avanti il romanzo iniziato tanti anni fa, ma mai finito. Mi seguiva un affermato editore che avevo conosciuto durante un meeting a cui ero stata invitata da un mio amico giornalista. Non mi era sembrato vero quando, parlandogli della mia passione, mi aveva chiesto di leggere qualcosa e, ancor di più quando mi aveva annunciato con una telefonata che l’idea gli piaceva, incoraggiandomi a proseguire. A volte passavo intere nottate a pensare, elaborare per poi magari buttare giù solo poche righe. Ma questo non mi scoraggiava, anzi. E poi c’erano loro, Francesca e Sabrina che mi spronavano con il loro entusiasmo. C’era tra noi un feeling particolare, ecco perché quella mattina proprio non riuscivo a capirci nulla. E allora decisi di farmi avanti e chiedere delle spiegazioni. La difficoltà di Sabrina era palpabile e solo dopo averla tranquillizzata iniziò a raccontarmi. Frequentava da tempo Stefano, conosciuto circa due anni prima in un ufficio pubblico. Era nata tra loro sin da subito una piacevole intesa, tanto che nel giro di pochi mesi avevano iniziato a frequentarsi con regolarità. «E’ l’amore della mia vita» mi aveva detto allora Sabrina ed io, contenta della sua felicità, avevo appoggiato la sua relazione. Stefano che intanto avevo conosciuto, mi piaceva sia perché persona a mio giudizio seria, sia per la gioiosità di carattere che mostrava. Senza troppi preamboli Sabrina mi comunicò di aspettare un bambino. Io sorrisi, mi piaceva l’idea di un pargoletto fra i piedi. E poi sia lei che il ragazzo lavoravano e quindi non sarebbe stato un problema anticipare la data di nozze, visto che già ne parlavano da un pò. Ma non stavano proprio così le cose. Stefano, in preda al panico, alla notizia della gravidanza si era dileguato, comunicando semplicemente alla sua metà che non aveva alcuna intenzione di sposarsi, ne tantomeno di avere figli. Sabrina tra le lacrime mi rivelò che aveva scoperto quasi per caso che Stefano era “felicemente” fidanzato e in procinto di sposarsi. Lo aveva intravisto in centro con una biondona e li aveva seguiti. Il resto era stato facile scoprirlo. Sabrina mi aveva confessato che aveva per un attimo anche pensato di abortire, ma per l’educazione ricevuta e per la tenerezza che già provava per l’essere che stava crescendo dentro di sé, aveva subito cancellato l’idea. Ma ora si sentiva sola e depressa e non sapeva cosa fare. Non mi sentii di infierire su di lei con le solite ramanzine sulla avesse avuto il minimo dubbio su Stefano. «Siamo in tre ma presto saremo in quattro» le dissi abbracciandola come solo una mamma sa fare.

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Tags: Racconti, sandra luna

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Inserito da Paolo Garrisi il 29 settembre 2011. Catalogato in Le nostre rubriche, Racconti. Puoi seguire tutti i commenti a questo articolo o qualsiasi traccia di esso attraverso gli RSS 2.0. Se vuoi, lascia un commento a questo articolo.

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