L’incontro

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Nessun Voto Ancora)
Loading ... Loading ...
Articolo visto 2,487 volte

Di Sandra Luna

Aveva deciso di portare con sé lo stretto necessario, il resto glielo avrebbe spedito in seguito la madre, eppure il grosso borsone era lo stesso pesante ed ingombrante. L’altoparlante aveva già annunciato la partenza del suo treno al binario 3 e Anna, con la borsa a tracolla che le cascava di continuo e il pesante fardello che avrebbe volentieri abbandonato sui binari, cercava a passi svelti il numero della carrozza riportato sul biglietto. Un’anima buona, viste le sue difficoltà, l’aiutò a salire e l’accompagnò perfino al suo posto. <Mille grazie> fu l’unica cosa che Anna riuscì a sussurrare tanto era l’affanno che l’aveva sopraffatta. Anche il gentil e niente male cavaliere si accomodò nello stesso scompartimento, proprio di fronte a lei e così con naturalezza i due iniziarono una cortese conversazione. Le solite frasi di convenienza sul tempo, sulla disorganizzazione che entrambi avevano trovato in stazione, con la biglietteria efficiente al 20%, gli ascensori bloccati e addirittura le scale mobili ferme. Erano comunque, nonostante le avversità, riusciti a salire sul treno che intanto aveva iniziato il lungo viaggio: Taranto-Milano. Erano le 5,40 e l’arrivo era previsto per le 14,55. Anna avrebbe fatto in tempo per l’appuntamento delle 17 con il capo del personale del suo nuovo, sospiratissimo, posto di lavoro. Il suo interlocutore, che intanto si era presentato come tal Giovanni Varzi, continuava a parlare ma Anna si era completamente distratta pensando al cambiamento della sua vita. Aveva fatto non sapeva più quante domande di lavoro e partecipato ad una miriade di concorsi e finalmente dopo anni, un giorno era arrivata a casa una busta gialla con la notizia del superamento di un concorso fatto diversi mesi prima per un’importante multinazionale farmaceutica che operava in Italia, in Germania e negli Stati Uniti. Un’occasione di lavoro importante che Anna aveva accettato con grande entusiasmo, nonostante la lunga distanza da casa. Era stata assunta come prima collaboratrice del direttore commerciale, di cui però non sapeva nulla, neanche il nome. Per i primi tempi avrebbe alloggiato in una pensione, poi si sarebbe trasferita in un mono o un bi-locale messo a disposizione dall’azienda per i dipendenti ad un prezzo convenzionale. Il signor Varzi intanto, resosi conto che Anna era assorta nei suoi pensieri, si era messo a sfogliare senza però grande interesse, il quotidiano comprato in stazione. Anche lui era in realtà “distratto” da altri pensieri. Dopo aver passato il week-end con la moglie era ripartito per Milano, dove lavorava da tre anni. Non era stato un buon fine settimana. Come ogni volta aveva proposto a Lorena di raggiungerlo, visto che il suo lavoro di recensore, lo svolgeva da casa utilizzando il computer. Ma la risposta era stata sempre la stessa < Qui sto bene, c’è la mia famiglia, gli amici e non ultimo sempre il sole. La nebbia mi deprime, lo sai>. Eppure erano sposati da soli 4 anni e il loro era stato, fino ad allora un matrimonio felice. Ma ora non più, per nessuno dei due. Erano ormai in disaccordo su tutto: lavoro, figli e perfino su cosa fare nei pochi momenti insieme. A volte si ha la certezza che la cosa che si sta facendo sia quella giusta, anche se provoca complicazioni o dispiaceri o malumori per sé o per chi si sta a cuore. Fu questo il pensiero che passò all’unisono  sia nella mente di Giovanni che di Anna. Il matrimonio di lui stava naufragando sempre più e lui non poteva né voleva fare nulla per salvarlo, visto che era certo che neanche Lorena lo volesse e, Anna dall’altro sapeva che a Milano avrebbe dovuto ricominciare da zero, senza la famiglia vicina né i vecchi cari amici né un amore a cui aggrapparsi. La sua ultima importante storia era finita da tempo, ma senza dolore, così semplicemente come era iniziata si era poi esaurita senza lasciare tracce. Senza un perché o un percome Giovanni e Anna ricominciarono il dialogo interrotto e soprattutto iniziarono a raccontarsi, perché forse con uno sconosciuto è più facile, tanto non ci si rivede più. E fu piacevole e liberatorio per entrambi, quasi una terapia. Il tempo volò in un batter d’occhio e presto fu annunciato l’ingresso alla stazione di Milano Centrale. Si salutarono baciandosi sulle guance e si scambiarono i numeri telefonici con la promessa di risentirsi appena sistemate ognuno le proprie cose. Il treno era arrivato in ritardo e Anna si precipitò col suo pesante bagaglio all’area taxi. Varcò l’ingresso principale della multinazionale appena in tempo per l’appuntamento e, dopo aver espletato tutte le formalità con il capo del personale, le fu indicato il suo ufficio, attiguo naturalmente a quello del nuovo capo. Finalmente posò dietro la scrivania il borsone, si rinfrescò il viso stanco, si pettinò e si avviò a conoscere il direttore commerciale, con il quale, dal giorno dopo avrebbe collaborato a stretto contatto. Bussò con delicatezza alla porta, respirò profondamente ed entrò. Che buffa è la vita pensarono, Giovanni e Anna, scoppiando in una fragorosa risata!

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
Tags: Racconti, sandra luna

Shortlink:

Categorie Articoli

Inserito da Paolo Garrisi il 20 dicembre 2010. Catalogato in Le nostre rubriche, Racconti. Puoi seguire tutti i commenti a questo articolo o qualsiasi traccia di esso attraverso gli RSS 2.0. Se vuoi, lascia un commento a questo articolo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

:D :-) :( :o 8O :? 8) :lol: :x :P :oops: :cry: :evil: :twisted: :roll: :wink: :!: :?: :idea: :arrow: :| :mrgreen: