I calcoli della colecisti spesso denominati impropriamente “calcoli del fegato” rappresentano una situazione patologica caratterizzata dalla presenza di formazioni dure simili a sassi, di dimensioni variabili da pochi millimetri a diversi centimetri, unici o multipli,all’interno della colecisti o cistifellea. E’ una malattia assai frequente, che si stima nel 10-15% nella popolazione adulta. La sua diffusione è maggiore nel sesso femminile. Due fondamentali sono i tipi di calcoli: calcoli di colesterolo e calcoli pigmentati. I calcoli di colesterolo sono una propri al 70% nelle popolazioni dei Paesi Occidentali e la loro formazione è dovuta alla saturazione del colesterolo, il cui mantenimento nella bile dall’equilibrio dei sali biliari e i fosfolipidi,se questo equilibrio si rompe, si produce una bile satura di colesterolo che ne favorisce la sua precipitazione con inevitabile formazione dei calcoli. Quelli pigmentati si distinguono in bruni e neri, i primi associati ad infezioni biliari e riscontrati soprattutto nella popolazione Asiatica, i secondi non associati ad infezioni biliare e spesso riscontrati in soggetti con malattie del sangue o cirrotici. La matrice di questi calcoli è rappresentata da bilirubina non coniugata che si combina e precipita con il calcio a formare bilirubinati di calcio. In molti soggetti con litiasi biliare non vi sono sintomi per molti anni (circa il 50% – 70 %) e possono anche non svilupparne alcuno. Nella mia lunga attività di chirurgo ricordo sempre un caso di un uomo longevo ,che all’età di 86 anni, in seguito ad un infortunio che si era procurato pulendo un’ arma da fuoco,con penetrazione in addome del proiettile ,questo tra le altre lesioni procurate aveva lacerato la colecisti con fuoriuscita in addome di numerosi calcoli biliari ,di cui il soggetto non aveva mai avuto alcuna percezione sintomatologica. In altri casi, con frequenza difficilmente stimabile, i calcoli possono causare sintomi o complicanze anche severe,come la colecistite acuta,l’empiema della colecisti,le angiocoliti o la pancreatite acuta.
Il sintomo più comune riferibile con certezza ai calcoli della colecisti è la “colica biliare postprandiale”, che si distingue per la sua localizzazione (generalmente all’epigastrio,la zona sotto lo sterno,e solo nel 30% all’ipocondrio destro ed al fianco destro), la durata è da 30 minuti a 3 ore.
La colica biliare regredisce con antispastici. Le complicanze dei calcoli della colecisti sono:
La “colecistite acuta” senza dubbio la più frequente ed è causata da un’ostruzione del dotto cistico o dell’infundibolo dello stesso ad opera di un calcolo e si caratterizza per dolore colico con nausea, vomito, tensione addominale persistente e una classica reazione addominale alla pressione in ipocondrio destro. La colecisti si può distendere (idrope della colecisti) e può comparire la febbre con leucocitosi, n questo caso l’idrope si trasforma in empiema, ovvero presenza nel suo interno di materiale purulento. La perforazione della colecisti è una complicanza rara che compare negli anziani e negli immunodepressi e va trattata con un intervento d’urgenza. Talvolta si può formare una fistola bilio-enterica ed il calcolo migrato nell’intestino determinare un quadro di occlusione intestinale (ileo biliare), che va trattato con un intervento chirurgico d’urgenza. Il trattamento chirurgico della calcolosi della colecisti non complicata va posto una volta che sia stata accertata. Si discute se l’assenza di sintomatologia dolorosa sconsigli l’intervento. Sta di fatto che basta una prima colica e un’ecografia che la documenti a consigliarlo. Si impone un trattamento anche in assenza di una sintomatologia dolorosa per soggetti diabetici e quando viene documentata una colecisti a pareti calcifiche (cosiddetta a porcellana) in cui,anche in assenza di calcoli,l’associazione con il cancro è abbastanza alta(circa il 25%dei casi). La terapia si avvale anche di tecniche e farmaci, ma va fatta sotto stretto controllo medico ed è riservata a casi particolari e soprattutto quando vi sono delle controindicazioni all’intervento chirurgico in anestesia generale, e sono: la dissoluzione farmacologica con acidi biliari, la litotrisia con onde d’urto,la litolisi per contatto.
La terapia di scelta e la più efficace e risolutiva è quella chirurgica e consiste in due opzioni: 1) la colecistectomia laparatomia,che oggi va riservata in prima istanza a soggetti con empiema della colecisti o con precedenti interventi sull’addome superiore o quando vi sia il sospetto di un cancro, 2) la colecistectomia laparoscopica o mini invasiva che, dopo più di dieci anni dalla sua applicazione, ormai è il trattamento di elezione ed il più diffuso,ma va sempre praticato in ambiente qualificato e in mani esperte per evitare le possibili complicanze.
Inserito da Paolo Garrisi
il 2 agosto 2010. Catalogato in La parola al chirurgo, Le nostre rubriche.
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