Ra-Gazza ladra

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di Giulia Di Fulvio

Noi che non crediamo troppo in noi stessi

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire, ma a sentire le cronache degli ultimi giorni, pare che di “sperare” si siano stancati un po’ tutti, a partire da noi giovani fino a quelli che lo sono un po’ meno. La speranza di diventare nel presente un po’ migliori di quanto lo siamo già ha lasciato spazio ad altro. Sofferenti dentro ma impavide fuori, siamo ragazze semplici che scrivono tra le righe di un diario segreto il nome del proprio innamorato ma che poi fuori chissà cosa combinano. Proprio come quella ragazza ventiseienne torinese che è riuscita a riunire un bel bottino grazie a furti a suon di bombolette urticanti, dei quali lei stessa racconta nel suo diario segreto tra pagine dedicate al pensiero della droga, della dieta e del suo grande amore Luca nonché compagno di furti. Lei non ha creduto nelle sue possibilità, non ha avuto la forza di chiedere aiuto per uscire dal circolo vizioso della droga e non ha reagito quando il suo grillo parlante si sgolava ricordandole ciò che stava facendo. Ci nascondiamo in cose più grandi di noi che arrivano a farci dimenticare chi siamo veramente. Potrei citare tanti altri casi, come il diciottenne ascolano che si vanta di essere “uno che conta” nel giro della droga (e che poi fa ubriacare e violenta una sedicenne). L’altra faccia della medaglia ha uno scenario diverso; non ci droghiamo, non violentiamo, non picchiamo e non rubiamo. Ma allo stesso modo non riusciamo a credere nelle nostre potenzialità. Ad esempio nel campo universitario: secondo dati diffusi dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca gli iscritti al primo anno negli atenei di tutta Italia sarebbero tantissimi  e quindi farebbero ben credere in prospettive allettanti: 896.509 immatricolati nell’anno 2008. E i laureati nello stesso anno? 158.654 . Naturalmente è quasi impossibile calcolare una percentuale esatta: si dovrebbe venire a conoscenza dell’anno effettivo di immatricolazione di coloro che si sono laureati e via dicendo. Ma comunque questi dati mi danno un po’ da pensare: manchiamo di stima e dichiariamo una rinuncia alla competitività sul campo internazionale ed europeo. Non ci sono motivi validi per gettare la spugna proprio ora in cui dobbiamo dimostrare in primo luogo a noi stessi di cosa siamo capaci, in modo da ritrovare quell’autostima ormai perduta. E rinascere nei costumi e nelle istituzioni più forti di prima. Se noi rappresentiamo il futuro, chi vorrebbe avere un futuro molliccio e fumoso?
Buttandola sul ridere, a coloro i quali non avessero ancora ritrovato lo stimolo per rimettersi chi a lavorare, chi a studiare e chi semplicemente a cercare di capirci qualcosa in più, si potrà somministrare l’ultimissima pillola frutto di studi scientifici tedeschi che aumenta la capacità di concentrazione e la motivazione…  Credo che a questo proposito Thorsten Galert, il responsabile del team di ricerca, abbia pensato che dopo l’infelice esito di paternali, sgridate, bocciature, punizioni varie e scervellamenti psicologici, non resta altro che provare a farci infatuare della vita attraverso la chimica. Qualunque cosa vogliate fare, l’importante è non vivere in un sogno e rifugiarsi nella metafora della “Ra-Gazza ladra”, così come cita un simpatico libro per bambini, ma crescere insieme ad una passione costante e reale.

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Tags: Giovani e società, giulia di fulvio

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Inserito da Paolo Garrisi il 16 marzo 2010. Catalogato in Giovani e società, Le nostre rubriche. Puoi seguire tutti i commenti a questo articolo o qualsiasi traccia di esso attraverso gli RSS 2.0. Se vuoi, lascia un commento a questo articolo.

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