Verità nascoste
- martedì, 9 marzo 2010, 0:24
- Attualità, News dal mondo
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di Elisabetta Pellati
Gentili lettori,
il nostro viaggio stavolta non sarà piacevole ma, affrontare il difficile rende consapevoli e forti, serve per difendersi e prevenire. Così questa volta vi porterò a considerare scarsi intelletti e personaggi repellenti per la società nonché conformisti convinti e omertosi cronici. A seguito dei recenti fatti di cronaca in cui in un asilo non un insegnante ma due, che immaginiamo allegri educatori, intenti al gioco, con deliziosi bimbetti dalle gote rosa, maltrattavano e
picchiavano i bambini loro affidati.
Ricordo di essere stata nella mia cucina intenta in quelle cose che necessitano alla quotidianità della famiglia quando lei, che chiameremo Marta, entrò dalla porta sul retro che conduce alla cucina e sconvolse il mio mondo pieno di certezze che mi tenevano al caldo e che mai avrei avuto l’ intenzione di lasciare. Il cane scodinzolava allegro richiamando la nostra attenzione e versato il caffè nelle tazzine prendemmo posto a tavola, guardando il suo bambino giocare in cucina con le costruzioni. Era distante da noi e Marta allora prendendola da lontano per la verità, si decise a raccontare una confidenza a lei fatta da sua cognata
- Sai Luigi (nome fittizio) e sua cugina frequentano lo stresso asilo, si paga ma non come gli altri, si acquista un carnet a alla fine del mese a seguito delle ore usufruite, stacchi un ticket. Bé è comodo per chi non deve lasciarlo tutti i giorni e se è malato non paghi. Mia cognata lascia la figlia mentre va al lavoro visto che è proprio sulla sua strada.-
- Si- dissi io- Mi ricordo dell’asilo che frequenta Luigi, siamo andati a prenderlo insieme una volta e in quell’occasione se ti ricordi bene, ti dissi che non mi piaceva – In effetti mi disturbò molto quel ricordo: suonavamo il campanello e, non solo nessuno veniva ad aprirci, ma non un rumore proveniva dall’interno. Anche se era il dopo pranzo, quindi ora del pisolino, tutto era troppo silenzioso. Lei mi spiegò che non accettavano visite a sorpresa e per andare a prendere il bambino, dovevi comunicare in anticipo l’ora del ritiro o non ti facevano entrare. Quando si decisero ad aprire, l’anticamera era buia e non si intravedeva la stanza dei bambini: una maestra si scagliò davanti alla porta con in braccio il bambino addormentato e senza farci entrare lo consegnò.
- -Sai –continuò- quando mia cognata è andata a parlare con la maestra per sapere del comportamento della bambina, le è stato detto che sua figlia è molto vorace. Pensa finisce tutto subito e le maestre sono costrette a legarle le gambe alla sedia con una corda, per non farla alzare. Gli altri bimbi la imiterebbero e si creerebbe quindi confusione. Però l’ hanno assicurata che sono attente a non farle male e la bambina la prende come un gioco, quasi non se ne accorge!- Chiamai allora Luigi perché sospettai che non fosse l’ unica protagonista di quel gioco. Conoscevo la bambina come una vera pacioccona, cosa avrebbero fatto con Luigi che non sta fermo mai, anche a casa ?
Preso l’embrasse della tenda dissi –Vieni Luigi giochiamo al gioco della maestra, facciamo finta che è ora di pranzo, come fa la maestra?- e lui preso dalle mie mani l’embrasse fece per legarmi il punto vita alla sedia. –Grazie di aver giocato con me ma, le costruzioni sono più divertenti giochiamo con quelle. – E corse di nuovo in cucina.
- Certo che se li legano per farli pranzare, per farli dormire potrebbero sentirsi autorizzate a dargli qualcosina. -Commentai-
–Ma no, ne ho parlato con mia madre perché anch’io sulle prime ero preoccupata ma, anche lei mi legava alla sedia se aveva da fare, sai io da bambina ero troppo irrequieta. Come avrebbe fatto se no.- Consigliai di toglierlo da quella scuola e di informarsi presso la pediatra se questa storia fosse traumatica per il bambino ma lei non lo fece, né denunciò l’asilo né chiese alla pediatra consiglio né trovò strano quello che accadeva li dentro. Non pensò neppure di approfondire sull’accaduto, anzi era accaduto a lei che si riteneva normale e tutto poteva dirsi a posto. Il bambino continuò l’asilo e io rimasi nello sconforto. Cosa fare, lei non mi autorizzava alla denuncia, non voleva essere nominata e senza un’ accusa precisa, un testimone ….cosa fare. Tutto sembrava chiaro nella mia testa, proprio come sentito sante volte alla tv, subito un trauma puoi pensare che farlo subire agli altri sia normale e poi.. esporsi al giudizio della gente se si venisse a sapere, passare per quella che….far passare il bambino per quello a cui è successo …. Scherzerete, quando si sposerà, qualcuno potrà dire- Sai si sposa quello a cui è successo … ti ricordi?-
Incredibile, tutta la vicenda si aggrovigliava ad altre argomentazioni simili in un turbine di ingiustizia ed impotenza nella mia testa, pensavo, io saprei cosa fare ,io non avrei dubbi, lo so, so che farei, li denuncerei! Eppure quando ti accade e tenti la denuncia sia pure solo agli altri genitori, difficilmente sei creduto e nel tentativo di far sembrare tutto normale, tutto a posto, se non si sa… se non si crede… allora nulla non esiste. E più in là negli anni quando accadde a mio figlio di incontrare un insegnante “particolare”, indagai prima sullo svolgimento dei fatti e pensai che avesse bisogno del sostegno e dell’aiuto degli altri genitori quindi feci come mi imponeva il mio essere, ma mi sentii dire – E perché credi sia successo proprio a tuo figlio e non ad altri? Bisogna tornare alla meritocrazia!– Come a dire se è successo questo, questo si meritava. Il fatto è che non c’è più un educazione civile e, cosa molto triste, non siamo
abituati a metterci nei panni dell’ altro. Mi limitai quindi a cambiare scuola a mio figlio, ma mi continuai a domandare e lo faccio ancora oggi senza trovare risposta: quando accade qualcosa all’interno di una scuola, bisogna avvertire gli altri genitori o fare ciò che si ritiene giusto da soli, infischiandosene, risparmiandosi che pettegolezzi e angustie siano come sale su ferite già aperte, sperando che non succeda ad altri anche se siamo certi, ed è dimostrato, che non rimuovendo il problema, questi si ripresenterà prima o poi? Tornando ai fatti di cronaca, successe proprio quanto citato. Nel notare lividi una mamma ne parlò ad altre che però non diedero peso all’argomentazioni della genitrice. Questa cambiò asilo alla bambina e solo più tardi, gli altri genitori si accorsero di cosa avrebbero potuto evitare ai loro figli.
Esaminiamo a questo punto i personaggi interessati. Quando pensiamo a quelle maestre una grande rabbia ci assale, pensiamo sia giusto farsi giustizia da soli, usare la stessa violenza e fare delle carnefici carne da macello. Questa è la posizione e la reazione, in generale, di chi non coinvolto direttamente, viene a conoscenza di un fatto di cronaca del tipo descritto.
Ora volgiamo l’attenzione a chi non diede peso alle lamentele del figlio o alla denuncia di un genitore. Tutti dovremmo sapere che un bambino ha gli stessi diritti di un adulto ma che il suo stato e la sua statura gli impediscono di proteggesi e per farli valere da se. Per questo i genitori sono preposti ad una tutela che va oltre il vestire, sfamare e comprare profumi e balocchi ed in effetti il difficile compito per un genitore non è tanto o solo il mantenimento materiale vero e proprio, ma è il saper ascoltare il proprio figlio e soprattutto interpretare i suoi segnali. Un bambino che sta bene in un posto, è felice di tornaci, una maestra che ama il suo lavoro sa come prendere un bimbo fra le mani del genitore, distrarlo e non farlo disperare. Sappiamo tutti che è così, che l’ ambiente dove giocano è allegramente disordinato e se non fosse così, dovremmo dire- Che bello è tutto in ordine!- O preoccuparci? Osserviamo i nostri bambini e se vediamo strani lividi e/o stati di irrequietezza o ancora se ci rispondono male, poniamoci seriamente delle domande senza tralasciare nulla, perché è indubbiamente meglio indagare che nascondere la testa sotto la sabbia. E in ogni caso è meglio dare il beneficio del dubbio a chi ci confida anche un piccolo dubbio: potrebbe essersene accorto prima di noi e potrebbe salvare la vita anche di nostro figlio. Certo detto a freddo, dalla parte di chi esamina e non è esaminato sembra semplicistico, allora puntiamo tutti su una folta schiera di figli ineducati, cresciuti nella stanchezza dei genitori, a volte incapaci di dire no e far mantenere le più elementari regole di vita famigliare e civile oppure educati nella fretta di essere adulti, mandati a nanna non prima delle ventitré, ipnotizzati dai video giochi dove sangue, furto e droga rende punti. Immaginatevi insegnanti in una scuola, come imporre la disciplina del silenzio e attenzione non solo a chi è abituato a fare come gli pare senza remore ma, soprattutto a chi non sa perché si va a scuola. Andare a scuola non serve per non restare solo a casa perche i genitori lavorano e non sanno a chi lasciare i figli. A scuola ci andiamo per istruirci, perché l’istruzione, a qualsiasi livello, ci differenzia dal regno animale e ci rende liberi e applicare quello che abbiamo imparato ci rende intelligenti. Esercitiamo la mente come un muscolo in palestra, rimaniamo in ascolto e facendo qualcosa per i figli degl’altri sarà come averlo fatto ai nostri e a noi stessi, un esempio che ci sorriderà alla fine di un viaggio in cui non ci siamo schierati dall’alto del nostro ego ma, abbiamo ragionato e soprattutto ci siamo messi in discussione.
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