Dal flipper alla slot machine
- giovedì, 10 settembre 2009, 14:29
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dal divertimento all’accanimento
di Elisabetta Pellati
Gentili lettori, ecco fra le tante proposte di viaggio un interessante visita negli anni cinquanta dove ha inizio la nostra storia. Siamo al mare, immaginate di essere in affari ormai da così tanto tempo da notare che la clientela cerchi qualcosa di diverso. Così decidete di firmare qualche cambiale per acquistare un juke box e un flipper per il vostro
bar, ma sii, alla gente piace giocare e si incrementerebbero gli affari e così divertirete i clienti. Dopo qualche tempo mettete il calcio balilla e la gente fa la fila per giocare e fare tornei, ed in quattro e quattr’otto diventate il bar più frequentato della spiaggia. Avete più soldi e la vostra famiglia è felice per la nuova Cinquecento, vostra moglie vi ama di più per la lavatrice avuta in regalo e voi siete proprio appagati ma, il tempo passa e gli altri bar si sono adeguati. Tutto sommato dareste retta a quel commesso viaggiatore che vi ha proposto un biliardo. Certo una bella spesa ma può fruttare: la clientela gioca, rimane nel locale e beve una birra, che c’è di male. E’ questo il modo in cui molte persone hanno incominciato un’attività che li ha resi benestanti. Quando qualcuno, ha fiutato un business, nel costruire giochi come questi o facendo diventare elettronici, quelli che già esistevano, come le carte, ha avuto intuizione che più in là, con gli anni, sarebbe sfociato in un grandissimo introito per lo Stato. Alla gente piaceva giocare e loro davano un servizio al bar che piazzava dei giochi che, non dovendo comprare semplificava una contabilità diciamo lenta. D’altro canto la cosa certa è che qualcuno di noi conosce la misura, sa quando il troppo storpia e qualcuno no, ed è per quelli che sorgono i guai. Ma che faceva quella gente quando queste macchine non c’erano? Bé forse giocavano a carte e forse si mettevano nei guai lo stesso, non c’è dato di saperlo. Ora il punto è questo, quando qualcuno, si accorse che stava diventando una mania giocare o meglio, che rendeva troppo bene ci vide il futuro nel torbido e così eccoci trasportati negli anni Duemila, dove questi cattivi, possessori delle macchine maledette che fanno ammalare di gioco o come dicono i bene istruiti “LUDOPATIA” bè quei cattivi siamo noi. Lo sapevate? Già lo Stato ha detto basta, a questo scandalo e invece di sequestrare le macchine e buttarle al macero, adesso ci guadagna sopra e poiché lo Stato siamo noi, siamo noi i cattivi. Quindi una bella mattina, mi sono svegliata e mi sono ritrovata ad avere dei ludopatici sulla coscienza con tanto di famiglia sul lastrico. Scusate ma … mi piacerebbe vederci chiaro. Sono andata a chiedere delle spiegazioni al perito assunto da un associazione noleggiatori che ora si sono trasformati da imprenditori “conto terzi” dello Stato, pieni di debiti con le famiglie disastrate. Scusate, ma lo Stato non doveva risolvere il problema di chi gioca e rovina la famiglia? Ma, se ora si aggiungono anche i “gestori” alla lista degli indebitati, i disperati sono di più di prima e questa storia come pensavo, si spiega meglio vista dalla parte del vile denaro. Sarebbe lecito pensare piuttosto che ai soldi persi dai giocatori si sono aggiunti i soldi persi dai noleggiatori, in un duplice guadagno. Il perito mi spiega che la figura del noleggiatore come concepita all’inizio della nostra storia non esiste più, tantomeno l’esercente disonesto che paga la giocata al posto della consumazione, come invece molti sono convinti che avvenga. La legge
che obbligava le macchine a pagare in questo modo fa parte di una vecchia e polverosa legislazione del ‘95 che addirittura sentenzia che la vincita doveva essere modesta e riguardare oggettini tipo braccialetti e collanine in plastica, materiale da sorpresa da uovo di Pasqua per intenderci. Ora, ve li figurate voi i giocatori a ritirare questi premi? Ce lo vedete un tipo che gioca un pomeriggio intero e arrivare felice al bancone esultando per la vincita di un cappuccino? Il destino volle che la legge cambiasse, ed eccoci nei pressi del nuovo millennio con una vincita pari a zero. Esatto la macchina del nostro passatempo non ci pagherà una vincita , ci metterà invece in un record così che un’ altro giocatore si sentirà incoraggiato a superare l’altro e di nuovo qualche esercente diventa fuori legge pagando la vincita, visto che non tutti erano emozionati di entrare nel record. In fondo il gioco è questo, è emozione! Passare del tempo cercando forti sensazioni e la legge cambiò di nuovo e dal 2004 le macchine funzionano a soldi e pagano le vincite in denaro. I Monopoli di Stato con i concessionari, via web, controllano le macchine ora di loro proprietà e fabbricazione, certificate legali, date ai noleggiatori ora diventati tramiti che le consegnano ai bar o le usano loro stessi nelle sale gioco garantendo la spesa con una fideiussione Il cerchio finalmente si chiude, lasciando fuori però i noleggiatori che finalmente sono tutti in regola ma, sono costretti a chiudere licenziando i dipendenti per mancanza di introiti. Ah!… ci siamo lo Stato ha finalmente trovato il sistema per non rovinare i giocatori e sono scesi gli introiti? Noooo…vi sbagliate, quelli sono saliti, solo che a questi imprenditori in via d’estinzione, sono rimaste solo tasse e spese quindi, dopo essersi indebitati fino al collo, chiudono invece con una fiorente attività. Come finirà questa nostra storia ora che la strada intrapresa porta dritto dritto a far rimanere soli i concessionari e i Monopoli a gestire tutto? Forse a creare quello che si dice un “cartello”? Giammai! Più interessante è invece il sistema visto da un’altra angolazione, ossia: “ abbiamo trovato un metodo per pagare le tasse” ognuno per quanto desidera pagare e qualcuno addirittura non ne può fare a meno. E’ un sistema incantevole basato sulla fortuna che si auto promuove, perché vedere la vincita dà la voglia di giocare, anche se un computer fa da “biscazziere” e può essere per cosi dire regolato ma, poco importa finché ci sappiamo regolare e non si viene presi dalla malattia del gioco impulsivo.Un associazione di noleggiatori, brava gente che voleva aiutare il prossimo, ha commissionato una ricerca sulla ludopatia alle università di Bologna e di Cambridge. Il risultato è che non esiste questa malattia ma, solo un deserto culturale, con un fondo di problemi dati da altre cause di stress, che trova sfogo in quello che più ci piace fare. Se ad esempio mi piacesse spender soldi nelle giostre sarei malato di giri in giostre compulsivi. Anche lo Stato vuole finanziare ed aiutare e nel decreto per l’ Abruzzo c’è un finanziamento per la cura dei ludopatici. Forza allora, scioccati per il crollo delle sale giochi non perdetevi d’animo! E’ gia in sperimentazione la video lottery detta ulp, ossia lotteria istantanea, un computer interno ai Monopoli che gestirà in tutt’ Italia terminali nei bar. La cosa veramente chiara ora è che, se ci diverte, giocare può andare bene fin quando nella nostra testa ma si insinui il desiderio di rifarci, perché è questo il vero guaio. Nel gioco d’azzardo si perde sempre e la sporadica vincita non ci ripaga di quanto speso prima, se non in rarissima occasione. Evviva infine il sistema cinese: sentire così tanto il gioco da entrare in simbiosi con la macchina e ascoltare il suono che cambia quando sta per pagare, assicurarsi il gioco con quella macchina e vincere, studiare il gioco per trovare il difetto da sfruttare o meno sportivamente, interferire con I trasmettitori per far impazzire il sistema. Che fantasia l’oriente, in barba alla nostra birretta sul frontalino del gioco per distrarci, loro portano l’ingegno per concentrarsi. Non è che, nel voler duplicare tutto hanno duplicato anche la ludopatia?
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