L'Aquila 06.04.09 formato e-book Cosimo Rizzuto: ritagli di memoria

Cosimo Rizzuto: ritagli di memoria

Artechiara

di Leo Strozzieri

E’ una delle voci più autorevoli della pittura siciliana contemporanea. Parliamo di Cosimo Rizzuto la cui ricerca quasi esclusivamente collagistica   riesce a coniugare esperienze che vanno dalla Pop Art alla Poesia Visiva, dal graffitismo metropolitano al concettuale, passando ovviamente per Dada e New Dada. Nato a Palermo nel 1937, la sua vita è segnata agli inizi degli anni ’60 dalla conoscenza di Pier Paolo Pasolini nelle cui opere è registrato il tessuto babelico della contemporaneità, lo stesso che ritroviamo nel materiale cartaceo (libri, giornali, riviste, manifesti pubblicitari) accumulati negli anni e gelosamente custoditi da Rizzuto con i quali oggi esegue le sue opere di squillante impatto visivo. Il nostro artista è personaggio schivo: ne fa fede il suo curriculum espositivo che registra la sua prima il-maestro-cosimo-rizzutopersonale solo  nel 2006 e una grande retrospettiva antologica nel 2008 presso l’Oratorio di Santa Cita del capoluogo siciliano. Quell’esposizione ebbe per titolo proprio “Ritagli di memoria” a significare  la volontà di ordinare per tessere le esperienze visive accumulate nel tempo e che ora diventano materiale di studio e di riflessione. Indubbiamente  c’è in lui il forte richiamo dell’esperienza di Mimmo Rotella e di tutti gli attuali operatori della verbo visualità come Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini e tutto il Gruppo 70 ed ancora Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Emilio Isgrò e così via, ma trattasi di un perimetro del tutto singolare per originalità. Intanto è dato rilevarne la straordinaria fantasia nell’ars combinatoria con evidente riferimento al mondo del cinema e del blob televisivo. Infatti abbiamo una sorta di montaggio di spezzoni cartacei caratterizzati talora da ironia e denuncia  nei confronti  della società e del potere. Rubando il titolo di un’opera dello scultore Valeriano Trubbiani, io darei all’intero corpus iconico di Cosimo Rizzuto la denominazione di “Stato d’assedio”, indicando anche un’ipotesi ermeneutica di ordine esistenziale. L’uomo contemporaneo vive in uno stato d’assedio da parte del mondo pubblicitario massmediatico in cui è bene muoversi con circospezione per non essere  nullificati nella propria personalità. L’uomo che nacque con la natura libera è come irretito, fagocitato, sedotto; il funerale dell’io è già prossimo, quindi occorre una denuncia forte. E’ necessario l’urlo: qui non si tratta di piacevolezza estetica delle immagini o di letizia cromatica di sapore meridionale; ci troviamo nel groviglio, nell’intreccio, nel labirinto, senza l’ausilio del mitico filo di Arianna che dia speranza alla restaurazione della logica. E’ come se il maestro siciliano avesse lasciato in uno scaffale i principi razionali per documentare la frammentata proposta visiva che ci è propinata quotidianamente dalla civiltà dei consumi. A tal proposito non rari sono i riferimenti in questo senso al processo di globalizzazione, talebano impietoso di quella che fu la civiltà umanistica. Dire che tanto più Rizzuto si immerge nel lago oscuro della contemporaneità, tanto maggiormente suscita in noi nostalgia per quell’aurea  epoca di cui conserviamo nel nostro paese preziose testimonianze.

Al curatore di questa rubrica d’arte, lo storico Leo Strozzieri, i nostri lettori potranno segnalare, inviando apposito materiale documentario, avvenimenti riguardanti le arti visive nel nostro paese (mostre, premi di pittura, pubblicazioni, nuove realtà museali, monografie). Sarà preso in considerazione per eventuali recensioni.

e-mail: malestro@hotmail.it

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