L'Aquila 06.04.09 formato e-book Laura

Laura

Di Sandra P. Luna.

Solcava gli oceani su immensi e favolosi velieri, contava le stelle seduta su una soffice nuvoletta, raggiungeva le viscere più profonde della terra e gli abissi marini mai esplorati, scalava le vette più alte, tanto alte che nessuno aveva mai osato sfidare. Le bastava rannicchiarsi nell’angolo più buio della sua cameretta, chiudere con forza gli occhi e abdb2040tapparsi le orecchie con le sue piccole manine tremanti. E così davanti a lei si spalancava un universo magico, tutto suo, ricco di meraviglie e soprattutto senza paure. Laura non aveva amici, trascorreva da sola i lunghi pomeriggi e a scuola i compagni la consideravano un po’ matta, a causa dei bizzarri disegni di cui i suoi quaderni erano pieni e le maestre, troppo impegnate a completare i programmi ministeriali, con la scusa che era una bimba timida e non ancora pienamente matura per la prima elementare, ma non incapace o limitata, la lasciavano fare quello che voleva, nel suo isolato banco in fondo all’aula. Di tanto in tanto si accertavano che a casa eseguiva i compiti, le facevano qualche semplice domanda e poi per un po’ se ne dimenticavano. Laura era una bimba esile, con grandi occhioni verdi che spiccavano sul viso pallido, su cui ricadevano i lunghi riccioli castani. Non aveva molti giochi, ma a lei non interessava, si accontentava di poco e a volte anche un oggetto insignificante si plasmava nella sua mente nel più bel balocco. Solo a Pupa non poteva rinunciare: una vecchia bambolina che curava, pettinava e sistemava sempre con cura. Era sempre con lei, tranne che a scuola. Dopo aver tentato di portarsela anche lì, le avevano imposto di lasciarla a casa. Era l’unico ricordo che aveva della sua amatissima nonna, l’unica persona che aveva sentito pienamente e totalmente parte di sé, ma nei cui confronti era arrabbiatissima, perché l’aveva lasciata troppo presto. Con la sua scomparsa era finita l’unica possibilità di salvezza e si sentiva sola. Non che fosse orfana, aveva una mamma e un papà che però per lei non c’erano, non c’erano mai. La mamma lavorava in una lavanderia industriale, usciva presto la mattina e ritornava sfinita a casa, solo nel tardo pomeriggio. Operaio metalmeccanico, il padre, completamente insoddisfatto del lavoro che svolgeva e di tutta la sua vita, non aveva amici, se non quei quattro nullafacenti che perennemente erano al bar a bere e a fare commenti su tutti i passanti. Faceva turni massacranti, c’era il mutuo da pagare e le bollette non mancavano mai! Dopo il lavoro tornava a casa, apriva la porta, neanche salutava e si buttava sulla poltrona ormai sgangherata. « E’ pronta la cena?». Guai se non lo fosse stata. Ma tanto qualsiasi cosa era un’ottima scusa per uscire fuori di testa e cominciare ad urlare. Continuando a borbottare si sedeva a tavola e a testa china, consumava la cena, che puntualmente disprezzava. Poi si alzava, prendeva la giacca e raggiungeva gli “amici”. Tornava di solito dopo ore ubriaco marcio. Ed era allora che Laura, svegliata dalle urla dei suoi genitori, saltava fuori  dal letto con il cuore che le batteva in gola e raggiungeva repentina il suo angolo, il suo rifugio, la sua salvezza. Doveva concentrarsi, chiudere fortissimamente gli occhi, tapparsi le orecchie e fuggire con la sua fantasia. Solo così non avrebbe sentito le urla della madre mentre lui la picchiava forte, sempre più forte. Poi il silenzio, il nulla, la pace. Non ne poteva più, ma era una bambina e quella era la vita per lei. E così continuò ad essere, fino al giorno in cui restò davvero sola. Un colpo più forte e la mamma prese in pieno lo spigolo del comò. Oggi Laura è adulta, continua a fare strani disegni, che gelosamente nasconde a tutti, ha pochi amici, lavora, ha una casa sua, semplice ed essenziale, ma solo quando sale sulla nuvola e conta le stelle, ritrova quella pace che tanto ha desiderato, ma che la vita le ha sempre negato.

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