L'Aquila 06.04.09 formato e-book Spremuta di parole

Spremuta di parole

Forma e sostanza dell’ ars oratoria dei giovani d’oggi.

Di Paola F. Bidinelli.

Linguaggio? Parliamone.
Tra i tanti piaceri dell’uomo contemporaneo possiamo ancora contemplare quello della Lingua? In una società come quella attuale dove il pericolo più incombente è l’automatismo linguistico dell’espressione stereotipata, parlare e scrivere in piena consapevolezza di significato deve essere considerata solo un’utopia? E ancora, che cosa c’è alla base dei processi di produzione e di interpretazione dei segni comunicativi verbali e non verbali? Qual è il destino dei vocaboli? Linguaggio e regole sociali vanno di pari passo?
Oggi l’uso del linguaggio non è più un tabù, anzi. A volte è un gioco, altre un traguardo, altre ancora un cult, ma di vocabolariocerto un argomento man mano sempre più vivo e stimolante. E se poi i protagonisti-fruitori sono i giovani la cui fascia di età allargata tra i 15 e i 30 anni è proprio quella tipica degli “scambi umani” ad oltranza, ci si rende conto quanto la scelta di un certo tipo di lessico, o meglio la creazione stessa di un nuovo idioma, sia per loro un elemento identificativo di vitale importanza e quanto, in un’ epoca di reality dove tutto ciò che è privacy si rivela decisamente out, vogliano esternare con estrema disinvoltura la libertà di modi, di ritmi e la sostanza timica del loro regno per eccellenza: la comunicazione. È vero, il linguaggio dei giovani si rivela spesso sconcertante (Zero al quoto: non se ne fa nulla), per quanto anche utile sostituto di un dialetto che va sempre più affievolendosi e arricchimento alla rappresentazione fonica che non sempre la lingua colta riesce a soddisfare (Evapora babbo di minchia!: Sparisci, idiota!). Il giovane universo sbrigliato del segno-parola-gesto ci  informa evidentemente che il tempo dei poeti, delle muse e delle lettere profumate ormai è svanito per sempre (Sminchiarsi un’ inzurlida: annoiarsi con una ragazza tonta), ma che il linguaggio, al di là di ciò che di esso si possa ritenere inevitabilmente perduto, in realtà conserva la sua funzione semantica sebbene “alternativa” (Sghiandarsi: fare sesso) allorché i significati contratti o estesi di cui si fa portatore tendono a contaminarsi (Che noce!: che noia!). La legge dell’evoluzione è legge divenente, dunque se le radici del linguaggio si perdono, le ramificazioni del linguaggio aumentano (Sei un ciurpo da scrondo: sei uno sfigato da far ribrezzo) e sono quelle che costituiranno le radici future del linguaggio a venire anch’esse votate allo stesso destino. Perdere le radici nel senso di “farle cadere in disuso” non vuol dire necessariamente anche dimenticarle. Il linguaggio dei giovani si presenta perlopiù in modalità di gruppo o di branco (Zao, Bella, Dai: stanno tutti per la parola Ciao) e si manifesta come una conquista dell’autonomia rispetto alla società dei “grandi”. Proprio in quanto portatore di questo contenuto il gergo quotidiano tende all’esclusività e alla specialità, cioè alla “categoria” (i Poser: imitatori di miti, i “finti” che si atteggiano da originali; i Truzzi: gregari facilmente manipolabili in quanto senza opinioni autonome; i Vesciconi: i grassi; i Metallari: i punk musicali;) contemplando neologismi (Zorra: ragazza volgare), codici (Domopack: profilattico), metafore (Svalvolato: fuori di testa), contrazioni (Mate: matematica; Vaitra: vai tranquillo; TVB: ti voglio bene), tanti micro-slogan (Ciocca e riciocca finché cede!: provaci di continuo finché si arrende) nazionalismi (Genitors: genitori) e stranierismi (Trip: pasticca stupefacente) che, facilitati dalle progressive e crescenti concentrazioni urbane di etnie diverse, attraverso il passaparola e i media si diffondono con sempre maggiore velocità. Ne risulta un linguaggio allargato e arricchito grazie anche alle singole creatività (Stai Carmela sennò scleri a manetta: stai calma altrimenti ti innervosisci a ripetizione)  e in molti casi alle singole genialità (Qui divieto di pacca con la figa di legno: qui è vietato fare sesso con le ragazze snob). I contenuti nascosti di certi linguaggi criptici di solito rispecchiano divieti o preconcetti che la società tende ad occultare poiché toccano in larga parte argomenti legati al sesso (Infornare: penetrare), alla droga o alla violenza (Maria: marijuana; Mangiati il pollo e passa: fatti una canna e poi passamela). Di origine francese ma attualmente importato anche in Italia è il cosiddetto Verlan (invertendo l’ordine delle sillabe, da l’envers = l’inverso) cioè la pratica di parlare al rovescio. Parole come cuore, casa o cane diventano recuo, saca e neca. Un linguaggio che innesca inevitabilmente un meccanismo di esclusione per chiunque non ne sia in possesso. Talora strumento di opposizione e di protesta, talora semplicemente di gioco e di moda può produrre l’effetto di una sorta di slangopatia che colpisce maggiormente gli esclusi per eccellenza: gli adulti. Oltre al Verlan, in gran voga oggi sono anche la parola smarrita, la parola esibita, la parola gratuita, la fuori luogo, la fuori tempo, l’inappropriata, che, per quanto non finalizzate al raggiungimento di un certo obiettivo comunemente riconoscibile o che non sembrano descrivere, raccontare ma solo sovrapporsi alla situazione della quale non riproducono il senso, tuttavia non per questo a-semantiche soprattutto se correttamente contestualizzate. Infatti accanto ai giochi linguistici a volte fine a se stessi non mancano vere e proprie prove di saggezza come per esempio la  nuova accezione di “sesso orale” che al di là di ogni pregiudizievole equivoco non corrisponde esattamente a quello che in prima istanza si sarebbe portati a pensare. Nella realtà giovanile tale accezione allude alla rivalutazione della tecnica dell’antipasto linguistico. Si disquisisce di sesso in tutti i modi possibili mille volte più eccitanti dell’atto in sé. Chiaro sintomo di bisogno di arricchire l’esperienza fisiologica con un ornamento di parole, di significati, di emozioni, di stimoli o semplicemente di coscienza aggiuntiva, che non dista poi così tanto dagli intrattenimenti poetici degli antichi cantori dell’amore, quasi che il “sesso nudo e crudo” perda quota nella classifica delle priorità.  Al confronto i perentori cliché del mondo degli adulti del tipo Dimmi come parli e ti dirò chi sei, ormai luoghi comuni tra i più obsoleti, in realtà dovrebbero bagnarsi di modestia e diventare all’incirca Parlami e mi sforzerò di capire quello che mi dici. L’atto della comprensione ancor prima che l’atto del giudizio è ciò che dovrebbe costantemente veicolare qualunque capacità di ascolto.
È vero che la parola o la scelta della parola è una sorta di scelta di identità. I giovani e non solo loro si identificano nelle parole o meglio le parole li identificano quando  loro le personalizzano (Divanarsi: non avere voglia di uscire la sera). Il fatto di potersi sbizzarrire,  distinguere o esibire vuol dire non subire la lingua ma dominarla e continuamente crearla, anche con ironia e dunque da non confondere con l’uso abitudinario e automatico del vocabolario dove le parole prodotte da altri vengono prelevate senza il filtro del pensiero. Il modo di dire Parli come un libro stampato…  a questi giovani non si addice. Certe loro creazioni, certe invenzioni o licenze non possono che giovare all’evoluzione di una lingua. Unico problema è che un “parco termini” così proliferante non è sempre di accesso immediato (occorre mettere in conto un triplice sforzo di decodifica, di comprensione e di giusta collocazione) tanto più che la sua peculiarità è la rapidità, l’incisività e la sostituibilià.  E allora, contro le pontificazioni quotidiane di genitori, insegnanti, preti e governanti sulle virtù puriste dell’osservanza e della riverenza, questi irriducibili inventori di parole sono di fatto e di diritto tra gli artefici della nascita di nuove figlie legittime della lingua italiana.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • StumbleUpon
  • Digg
  • Technorati
  • MySpace
  • Sphinn
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogplay
  • Current
  • Tumblr
  • Wikio

Sull'Autore

Paolo Garrisi ha scritto 289 articoli su questo sito.

Sono il web master del Gruppo Costa e ti invito a iscriverti al portale di Italia è...Magazine, per diversi motivi: iscrivendoti avrai la possibilità di scaricare integralmente il nostro giornale in formato pdf. Inoltre se dimostrerai le tue capacità, potrai scrivere tu stesso gli articoli e vederli pubblicati sul magazine e su questo sito internet. Ehi, ci pensi ancora? Cosa aspetti? [www.paologarrisi.com]

Scrivi un Commento

Vuoi la tua immagine a fianco al tuo commento? Fatti un GRAVATAR allora!

:D :-) :( :o 8O :? 8) :lol: :x :P :oops: :cry: :evil: :twisted: :roll: :wink: :!: :?: :idea: :arrow: :| :mrgreen:
Copyright © 2010 ITALIAEMAGAZINE.IT - Portale web del periodico di turismo, attualità, cultura e informazione "Italia è...Magazine" edito da Costa Editore Srl P.I. 01838160685
Sito creato e gestito da AbruzzoSitiWeb Agency agenzia web del Gruppo Costa Produzioni Multimediali
Sign up for PayPal and start accepting credit card payments instantly.