Il futuro delle incertezze
- lunedì, 23 febbraio 2009, 10:37
- Giovani e società, Le nostre rubriche
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di Giulia Di Fulvio
Al vertice della comunicazione mass-mediatica ne parlano sia i giornali che la tv, e nemmeno la radio si risparmia, sulle varie frequenze, le paternali sgridate. Scendendo un po’ più giù nella grande piramide sociale, arrivando a toccare con mano la quotidianità, donne e uomini di quasi tutte le estrazioni sociali, giovani e meno, se ne lamentano. E’ questa la famosissima “crisi economica” che sta facendo parlare di sé ogni giorno, riempiendo la bocca di ciascuno di noi con insanabili lamentele. Ricostruendo la panoramica sul sociale di questi mesi manca, però, il tassello più importante. Analizzando analiticamente, occorre sondare la situazione giovanile. Ad un primo sguardo, sembra che tutto ciò sia qualcosa di lontano e improbabile. Forse è più legittimo viversi la propria gioventù lasciando che gli altri si occupino di questo disastro? Se da un lato la piccola percentuale di indolenti preferisce starsene al margine di queste vicende con le mani in mano, altri sono preoccupati. E allora è legittimo farsi qualche domanda: come si vive quest’esperienza? Che si può fare per risolvere qualcosa? Cosa succede? Molti provano a rispondere a questi interrogativi che premono sul nostro sociale (e non solo), e sono così tanti questi pareri che ci ritroviamo perplessi davanti a una moltitudine infinita di sentenze esposte da ogni sorta di studioso ed esperto. Nella storia c’è già stato un episodio dalle dimensioni colossali che ha assunto molti degli aspetti della crisi di questo periodo: qui di seguito vi cito la gravissima depressione di Wall Street del 1929, durante la quale l’America , leader incontrastato del mondo intero, attraversò un vero e proprio periodo nero. Però dal 1929 è passato molto tempo e la storia ci ha raccontato la grande ripresa di cui siamo stati tra gli artefici e al tempo stesso tra i beneficiari. Nessuno però ora è in grado di dirci come doverci comportare né quali provvedimenti prendere. La politica lavora per noi, ma questa senza di noi è persa. Ed è proprio per questo che non possiamo permetterci di credere che sia tutto un miraggio e passarci sopra come se fosse niente. “Il potere d’acquisto dei salari è insufficiente per le esigenze minime di una famiglia e l’inflazione fino a poco tempo fa era alle stelle”. Bene: e allora? Rimedi possibili? Purtroppo si vive nell’incertezza, nessuno sa di preciso cosa fare. Ed è proprio così che si sentono la maggior parte dei giovani: disorientati, persi in qualcosa che è più grande di loro stessi, imponenti e quasi costretti a vivere nell’abitudine. Per ora c’è molto sconforto, guardando il futuro. La laurea non è più quella di una volta, non si riesce più ad essere assunti, ed è ormai un vero e proprio tabù parlare del “mettersi in proprio”: le probabilità di sopravvivenza mediante questo mezzo sono alquanto remote, soprattutto per chi è senza esperienza. Allora molti scelgono di scappare da questa crisi a catena cercando di raggiungere un qualche luogo ritenuto immune dall’epidemia contagiosa che tormenta tutto (o quasi) il mondo. Ma non si può scappare in eterno. Una volta toccato il fondo non si può far altro che risalire. E allora oggi dovremmo rimboccarci le maniche, tutti insieme sperando in un domani migliore. Questa che sto per spiegarvi può essere, ad esempio, una proposta tra tante : riguarda il ridurre l’assenteismo nei vari settori cui tasso è altissimo. Ciò è dovuto al grande permissivismo di una parte dei medici curanti che danno facilmente diversi giorni di riposo in molti casi anche in via telefonica, addirittura talvolta tramite segretarie. Ad appesantire questa situazione ci potrebbe essere la presenza di un rapporto particolare tra medico di famiglia e questa stessa così da mettere il primo in difficoltà a negare la richiesta dell’ ingiustificato certificato. Tutta questa situazione aggrava i costi di un’azienda perché i primi tre giorni di malattia sono a carico del datore di lavoro e tutto ciò va naturalmente a discapito di tutti gli altri che vanno regolarmente al lavoro. Arrivando al succo della vicenda, proporrei di eliminare il riconoscimento del salario per i primi tre giorni di malattia lasciando invariate le attuali regole che affidano all’INPS la retribuzione dal quarto giorno in poi, premiando i lavoratori che non si prendono gioco dell’azienda né dei colleghi con almeno 2-300 euro mensili lordi a seconda della categoria, a discapito di quegli altri. Tutto questo comporterebbe un quasi azzeramento dei costi diversamente insostenibili che l’azienda dovrebbe fronteggiare all’operaio per gli aumenti dei salari per il regolare servizio. E’ pur vero che tutti i dipendenti per le poche volte che saranno veramente malati e bisognosi di due o tre giorni di riposo percepiranno uno stipendio mensile per qualche volta nell’anno inferiore ma globalmente, visto in ciclo lavorativo di un anno, le retribuzioni saranno sicuramente superiori a quelle attuali a discapito di chi si assenterebbe dal proprio lavoro. Se la situazione potesse cambiare in questo senso ci si potrebbe trovare con moltissimi dipendenti volenterosi e beneficiati di aumento di reddito mensile senza pesare nei conti delle aziende che in un momento come questo non potrebbero sostenere questi aumenti. Il vantaggio delle aziende è quindi quello di ottimizzare e non ridurre il capitale a disposizione per il compenso dei lavoratori, equilibrato dal fatto che si il datore di lavoro non paga al momento dei primi e soli tre giorni di assenza ma dall’altro lato della bilancia distribuisce quei soldi in quella percentuale di più per l’operaio rivelatosi continuo. E in questo senso dovrebbe continuare la discussione, in modo da far fruttare tutto il poco tempo che abbiamo a disposizione.
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2 Commenti su “Il futuro delle incertezze”
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Stupendo.L
Il divario fra malcontento lavoratore (sicuro) ed aumento salariale da parte del datore (mooolto improbabile) è nettamente ampio e va a discapito dei primi.
Una analisi numerica-economica e un censimento fra un tot di imprenditori credo sia sufficiente a suffragare ciò.
Se poi il lavoratore venisse a conoscenza del fatto che Brunetta è uno fra gli onorevoli più assenteisti…